Comunicazione all’Ue sul divieto di produzione e commercializzazione di carne coltivata

Con una notifica recentemente presentata alla Commissione Europea, Disposizioni in materia di divieto di produzione e di immissione sul mercato di alimenti e mangimi costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o di tessuti derivanti da animali vertebrati nonché di divieto della denominazione di carne..., l’Italia sta cercando di vietare la produzione e la commercializzazione di carne a base di cellule , così come la vendita di proteine ​​vegetali etichettate come carne.

Ai sensi dell’articolo 7 del regolamento della Commissione europea 178/2002, l’Italia ha presentato la presente bozza alla luce dell’assenza di una legislazione specifica a livello comunitario come misura cautelare a tutela della “salute e del patrimonio culturale”. In particolare, l’Italia chiede il divieto di utilizzare alimenti o mangimi costituiti da, isolati, da o prodotti a partire da colture cellulari o tessuti derivati ​​da animali vertebrati. Il progetto di legge vieterebbe agli operatori del settore alimentare e dei mangimi la preparazione, la promozione, la vendita, la detenzione per la vendita, l’importazione, la produzione per l’esportazione, la somministrazione o la distribuzione di prodotti a base di cellule per il consumo.

Inoltre, il progetto vieterebbe che i prodotti trasformati contenenti esclusivamente proteine ​​vegetali siano etichettati con:

  • Nomi legali, comuni e descrittivi che si riferiscono a carne, produzione di carne o prodotti a base principalmente di carne
  • Riferimenti a specie animali, gruppi di specie animali, morfologia animale o anatomia animale
  • Termini specifici utilizzati da macellai, gastronomie o pescherie,
  • Nomi di alimenti di origine animale rappresentativi di origine commerciale.

Il disegno di legge non precluderebbe l’aggiunta di proteine ​​vegetali, aromi o ingredienti a prodotti di origine animale, né si applicherebbe agli alimenti in cui le proteine ​​animali rappresentano la quota preponderante del prodotto contenente proteine ​​vegetali e il consumatore non è indotto in errore sulla composizione del cibo. Le disposizioni, inoltre, non si applicherebbero agli abbinamenti di alimenti di origine animale con altri tipi di alimenti che non sostituiscono né sono alternativi a quelli di origine animale, ma si aggiungono ad essi.

Nella bozza sono anche previste sanzioni suggerite. In particolare, l’Italia prevede sanzioni pecuniarie da un minimo di 10.000 euro fino a 60.000 euro ovvero il 10 per cento del fatturato totale annuo realizzato nell’esercizio chiuso prima dell’infrazione. La sanzione massima non supererebbe i 150.000 euro. La violazione può anche portare alla confisca del prodotto illecito, alla chiusura dell’impianto di produzione e ad altre azioni amministrative.

La Commissione europea esamina i progetti di legge presentati dagli Stati membri dell’UE. Altri Stati membri possono fornire i propri pareri sui progetti notificati.

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